Il webinar “Erasmus+ senza confini: opportunità, progettazione e nuovi percorsi europei”, organizzato da Edafos Europe lo scorso 9 settembre, è nato con un obiettivo preciso: aiutare scuole, associazioni, enti e professionisti a orientarsi all’interno di un Programma molto ampio, comprendendo quale opportunità Erasmus+ possa essere realmente coerente con i propri bisogni.
Durante l’incontro sono arrivate numerose domande, alcune delle quali non siamo riusciti ad approfondire in diretta.
Avevamo anticipato che avremmo pubblicato le risposte nella settimana successiva al webinar e ci scusiamo per il ritardo. Dopo l’incontro abbiamo ricevuto moltissime richieste di informazioni, supporto e collaborazione e abbiamo cercato di dedicarvi la dovuta attenzione, lavorando per rispondere al meglio a ciascuna esigenza.
Abbiamo quindi raccolto in questo articolo 20 domande e risposte, partendo dai quesiti ricevuti durante il webinar e integrandoli con alcune delle domande che più frequentemente ci vengono rivolte da scuole e organizzazioni che vogliono avvicinarsi a Erasmus+.
1. La mia scuola, un liceo artistico, non ha mai presentato una domanda Erasmus+ perché la Dirigente ritiene che la segreteria non sia in grado di gestire il progetto. Come posso comunque partecipare o convincere la scuola?
È una situazione più comune di quanto si possa pensare. La prima cosa da chiarire è che Erasmus+ non deve necessariamente diventare un carico interamente affidato alla segreteria scolastica.
La gestione di un progetto richiede certamente aspetti amministrativi e contabili, ma può essere organizzata attraverso un team Erasmus che coinvolga Dirigente, DSGA, personale amministrativo e docenti, distribuendo responsabilità e compiti, oppure chiedere l’aiuto ad organizzazioni di supporto come la nostra, per poter reperire partner affidabili all’estero o organizzare una mobilità per la prima volta. Per una scuola alla prima esperienza non è inoltre necessario partire immediatamente con un progetto complesso, infatti nel settore dell’istruzione scolastica esistono i progetti di mobilità di breve durata (KA122-SCH), pensati anche per organizzazioni newcomer o con poca esperienza, che consentono di sperimentare Erasmus+ con un numero limitato di attività; la scadenza per questa opportunità è per febbraio 2027, dunque potremmo organizzare con la scuola un incontro per spiegare al meglio il mondo Erasmus+. In alternativa, una scuola può iniziare partecipando a un consorzio di mobilità già accreditato oppure ospitando personale o studenti provenienti dall’estero, senza essere essa stessa titolare di un progetto. Per “convincere” la scuola, quindi, può essere utile presentare non soltanto “l’idea del viaggio”, ma un piccolo piano: quali bisogni si vogliono affrontare, quali persone potrebbero partecipare, quali attività realizzare, chi seguirebbe le diverse fasi e quali benefici rimarrebbero all’istituto.
2. Come si partecipa ai partenariati Erasmus+? Per quali scuole sono indicati?
I partenariati rientrano principalmente nella Key Action 2 – Cooperazione tra organizzazioni e istituzioni e hanno una logica diversa rispetto ai progetti di mobilità. Qui l’obiettivo non è semplicemente mandare studenti o personale all’estero, ma lavorare insieme ad altre organizzazioni europee su un bisogno comune, scambiando pratiche, sperimentando metodologie, costruendo strumenti o sviluppando risultati condivisi.
Per le scuole esistono, tra le altre, due formule particolarmente rilevanti:
- gli Small-scale Partnerships (KA210), pensati soprattutto per organizzazioni più piccole, newcomer o con minore esperienza internazionale e che richiedono almeno due organizzazioni di due Paesi diversi;
- i Cooperation Partnerships (KA220), generalmente più strutturati e che richiedono almeno tre organizzazioni di tre Paesi differenti.
Non esiste quindi una tipologia di scuola “più adatta” in assoluto: ciò che conta è avere un bisogno reale che possa essere affrontato meglio attraverso una cooperazione europea.
3. Ho bisogno di aiuto per trovare una scuola a Copenaghen dove svolgere un job shadowing. Come posso fare?
Per trovare una scuola ospitante è importante partire dal profilo della mobilità: ordine e grado della scuola, materie o metodologie che si vogliono osservare, numero di docenti, periodo previsto e obiettivi del job shadowing. Tra gli strumenti europei disponibili ci sono la European School Education Platform, che include funzioni per la ricerca di partner, e la Erasmus+ Project Results Platform, utile anche per individuare scuole che hanno già partecipato a progetti europei.
Edafos Europe può inoltre supportare scuole ed enti nella ricerca di organizzazioni ospitanti e nella costruzione del programma di mobilità e nell’individuazione di partner all’estero, grazie alla sua ampia rete europea. Per richieste specifiche è possibile scrivere a erasmus@edafoseurope.com, indicando possibilmente destinazione, periodo, profilo dei partecipanti e tema del job shadowing.
4. Quale filone Erasmus+ può essere più appropriato per una ODV che si occupa di promozione culturale, patrimonio artigianale locale e formazione non riconosciuta a livello regionale o ministeriale?
Il fatto che i corsi organizzati dall’associazione non siano riconosciuti formalmente a livello regionale o ministeriale non esclude automaticamente l’organizzazione da Erasmus+.
Bisogna, invece, analizzare chi sono i destinatari e quale attività svolge concretamente l’ODV. Se l’organizzazione realizza attività educative non professionali rivolte ad adulti, potrebbe essere interessante valutare il settore Adult Education (ADU), nel quale possono rientrare anche organizzazioni della società civile, associazioni di volontariato, musei, biblioteche, centri culturali e comunitari. Se invece lavora prevalentemente con giovani e sviluppa attività di educazione non formale, partecipazione, cittadinanza, valorizzazione del territorio o competenze attraverso attività rivolte ai giovani, potrebbe essere più coerente il settore Youth (YOU). Le organizzazioni non profit e le associazioni possono infatti partecipare a numerose azioni del settore gioventù. Potrebbero inoltre essere valutati partenariati KA2 con organizzazioni culturali, scuole, musei, enti locali o associazioni di altri Paesi. La scelta non dipende quindi dalla forma giuridica in sé, ma soprattutto da destinatari, esperienza dell’organizzazione, attività ordinarie e obiettivi del progetto. Può contattarci via mail per approfondire il discorso o ricevere supporto: erasmus@edafoseurope.com
5. Verranno organizzati corsi di formazione sulla progettazione Erasmus+?
Sì, dopo l’interesse registrato durante il webinar, stiamo lavorando alla strutturazione di percorsi online di approfondimento dedicati alla progettazione Erasmus+, con un’impostazione molto più operativa rispetto a un webinar introduttivo. L’obiettivo è affrontare progressivamente aspetti come analisi dei bisogni, scelta dell’azione, costruzione degli obiettivi, attività, partnership, budget, impatto, disseminazione e compilazione del formulario. Gli aggiornamenti sui prossimi percorsi saranno pubblicati attraverso i canali di Edafos Europe, ma vi consigliamo di iscrivervi alla nostra newsletter per sapere sempre quali siano le novità! Se preferisce, invece, che la formazione sia specificamente dedicata alla sua realtà, possiamo strutturare un percorso ad hoc. Può fare richiesta a: formazione@edafoseurope.com
6. È possibile ricevere le slide o la registrazione del webinar?
La registrazione del webinar non verrà distribuita, mentre le slide utilizzate durante l’incontro sono invece disponibili. Chi non le avesse già richieste può scrivere a: erasmus@edafoseurope.com, indicando nell’oggetto della mail la richiesta delle slide del webinar Erasmus+ senza confini.
7. Vorremmo organizzare un incontro online per valutare una collaborazione con Edafos Europe. È possibile?
Sì, scuole, associazioni ed enti interessati ad approfondire possibili collaborazioni possono richiedere una videocall conoscitiva scrivendo a: erasmus@edafoseurope.com
Nella mail consigliamo di indicare brevemente il profilo dell’organizzazione, l’eventuale idea o esigenza Erasmus+ e alcune date e fasce orarie preferibili per l’incontro, in modo da poter organizzare più facilmente la videocall.
8. Il nostro Istituto Comprensivo aveva partecipato al vecchio Programma Comenius ed è stato anche partner Erasmus+ come scuola ospitante. Dobbiamo accreditarci nuovamente?
Sì, se l’istituto vuole accedere oggi ai progetti Erasmus+ riservati alle organizzazioni accreditate, deve ottenere l’attuale Accreditamento Erasmus nel settore School Education, con imminente scadenza fissata per martedì 29/09/2026 ore 12.00 (orario italiano). La precedente partecipazione a Comenius o l’aver ospitato mobilità Erasmus+ non equivale infatti all’attuale Accreditamento Erasmus. L’esperienza precedente è certamente utile e può rappresentare un elemento positivo nella capacità organizzativa della scuola, ma non è un requisito per richiedere l’accreditamento: la Guida Erasmus+ specifica che anche organizzazioni senza precedente esperienza nel Programma possono candidarsi. È comunque importante distinguere l’accreditamento dall’identificazione dell’organizzazione tramite OID, necessaria per partecipare alle azioni gestite dalle Agenzie Nazionali.
9. Per una scuola che parte da zero è meglio richiedere subito l’Accreditamento Erasmus o presentare prima un progetto di breve durata?
Dipende soprattutto dalla strategia della scuola. Il progetto di breve durata (KA122-SCH) può essere particolarmente indicato quando si vuole sperimentare Erasmus+ attraverso un numero circoscritto di mobilità e costruire gradualmente esperienza.
L’Accreditamento Erasmus (KA120-SCH), invece, è più adatto a una scuola che ha già individuato bisogni e obiettivi di sviluppo di medio-lungo periodo e vuole utilizzare regolarmente le mobilità come strumento della propria strategia di internazionalizzazione. La stessa Guida 2026 presenta i progetti di breve durata come una soluzione particolarmente adatta ai nuovi partecipanti o a chi vuole organizzare un numero limitato di attività, mentre l’accreditamento consente un accesso continuativo ai finanziamenti nell’ambito del proprio Erasmus Plan.
Non esiste quindi una risposta valida per tutti: prima di scegliere il formulario bisogna capire quanto Erasmus+ dovrà diventare strutturale per la scuola.
10. Un singolo docente può presentare personalmente una candidatura Erasmus+?
No. Per le opportunità Erasmus+ rivolte al personale scolastico non è normalmente il singolo docente a presentare la domanda di finanziamento. La candidatura viene presentata dalla scuola o dall’organizzazione ammissibile e, una volta ottenuto il progetto, l’ente seleziona i partecipanti secondo criteri trasparenti e documentati. Un docente può però avere un ruolo fondamentale: individuare un bisogno, proporre un’attività, cercare una scuola partner, partecipare alla progettazione e favorire la nascita del team Erasmus all’interno dell’istituto.
11. Erasmus+ finanzia soltanto i viaggi degli studenti?
Assolutamente no. Nel settore scolastico, ad esempio, Erasmus+ può finanziare mobilità degli alunni, job shadowing per il personale, corsi di formazione, attività di insegnamento o formazione all’estero, esperti invitati e altre attività previste dalla specifica azione.
In altri settori esistono inoltre opportunità per adulti, giovani, youth worker, operatori dello sport, organizzazioni, formatori e altre figure. È proprio questo uno dei falsi miti che abbiamo cercato di superare durante il webinar: Erasmus+ non coincide con “mandare gli studenti in viaggio”, ma è uno strumento di apprendimento e sviluppo organizzativo.
12. Qual è la differenza tra un corso di formazione e un job shadowing?
Sono due attività molto diverse.
Con un corso di formazione, il partecipante segue un programma strutturato condotto da formatori qualificati, con determinati contenuti e risultati di apprendimento.
Nel job shadowing, invece, il partecipante viene inserito presso un’organizzazione ospitante e osserva direttamente il lavoro di colleghi o professionisti, confrontandosi con loro e analizzandone metodologie, organizzazione e pratiche.
Nel settore School Education, secondo le regole 2026, il job shadowing può avere una durata fisica compresa tra 2 e 60 giorni, mentre corsi e training hanno una durata compresa tra 2 e 10 giorni. La scelta deve dipendere dagli obiettivi: non bisogna partire dall’attività preferita, ma chiedersi quale modalità permetta realmente di acquisire le competenze di cui l’organizzazione ha bisogno.
13. Possiamo scegliere liberamente qualsiasi destinazione europea?
La destinazione non dovrebbe essere il punto di partenza della progettazione, infatti come abbiamo sottolineato durante il webinar, un buon progetto segue una logica precisa:
bisogno → destinatari → obiettivi → attività → risultati → impatto.
Solo dopo aver definito questi elementi si individua l’organizzazione e il Paese più coerenti.
In ogni caso, sì, la destinazione può essere qualsiasi, ma va spiegato perché proprio quello Stato piuttosto che un altro. Dire, ad esempio, “vogliamo andare a Bruxelles” non è ancora un obiettivo progettuale, dunque bisogna spiegare perché Bruxelles, cosa verrà appreso lì, attraverso quali attività e come quell’esperienza contribuirà agli obiettivi dell’organizzazione.
14. Per partecipare a Erasmus+ bisogna necessariamente avere già partner stranieri?
Non sempre, dipende dall’azione.
Per alcuni progetti di mobilità è possibile presentare la candidatura senza aver già formalizzato ogni organizzazione ospitante, pur dovendo naturalmente costruire successivamente attività coerenti e di qualità.
I partenariati KA2, invece, nascono proprio dalla cooperazione tra organizzazioni di Paesi diversi e richiedono che la partnership sia costruita secondo le regole previste dall’azione.
Per cercare partner possono essere utilizzati strumenti europei come la European School Education Platform, le attività di networking organizzate dalle Agenzie Nazionali e la Erasmus+ Project Results Platform.
Il partner non dovrebbe comunque essere scelto semplicemente perché “disponibile”: deve avere un ruolo comprensibile e un valore aggiunto rispetto al progetto.
15. Possiamo partecipare a Erasmus+ soltanto come organizzazione ospitante, senza presentare un nostro progetto?
Sì. Nel settore School Education, per esempio, la Guida Erasmus+ chiarisce che un’organizzazione può ospitare partecipanti provenienti da un’altra organizzazione europea anche senza presentare direttamente una propria candidatura di mobilità. Ospitare docenti o studenti può essere anche un ottimo modo per iniziare: permette di costruire relazioni internazionali, comprendere concretamente il funzionamento delle mobilità e sviluppare partner che potranno diventare importanti per progetti futuri. Non esiste una procedura specifica per qualificarsi come hosting organisation/organizzazione ospitante, ma il canale più diretto è la European School Education Platform, che ha una sezione specifica Partner Search; lì una scuola può pubblicare un annuncio indicando la vostra disponibilità ad ospitare.
16. Una scuola può mandare all’estero anche il personale ATA?
Potenzialmente sì, purché la partecipazione sia coerente con gli obiettivi del progetto e con il ruolo svolto dalla persona all’interno dell’organizzazione. Erasmus+ non riguarda infatti esclusivamente i docenti. Il personale non docente può avere bisogni formativi molto rilevanti, ad esempio su internazionalizzazione, gestione dei progetti europei, digitalizzazione dei processi, inclusione, organizzazione amministrativa o comunicazione con partner stranieri. Il punto fondamentale è evitare mobilità generiche: deve essere chiaro quale competenza il partecipante deve acquisire e come verrà utilizzata una volta rientrato nell’organizzazione.
17. I partenariati Erasmus+ servono necessariamente a creare un prodotto finale?
Non necessariamente un “prodotto” nel senso tradizionale del termine. Un partenariato può portare alla realizzazione di metodologie, strumenti, percorsi educativi, materiali, linee guida, reti, sperimentazioni o nuovi modelli di lavoro. La KA2 punta soprattutto a migliorare la qualità delle attività delle organizzazioni, rafforzare la cooperazione transnazionale e sviluppare o trasferire nuove pratiche. Un errore frequente è quindi riempire il progetto di output senza chiedersi se siano davvero necessari. Il risultato più importante può essere anche un cambiamento concreto nelle pratiche delle organizzazioni coinvolte.
18. Una piccola associazione con poca esperienza può realisticamente presentare un progetto Erasmus+?
Sì, ma deve scegliere l’azione proporzionata alla propria esperienza e capacità organizzativa. Gli Small-scale Partnerships, ad esempio, sono stati pensati proprio per facilitare l’ingresso nel Programma di piccoli attori, newcomer e organizzazioni meno esperte, con requisiti e struttura più accessibili rispetto ai Cooperation Partnerships. Anche in altre azioni esistono formule che permettono una crescita progressiva. Se, invece, volete partecipare ad azioni che prevedano mobilità all’estero, bisogna comprendere in quale settore candidarsi, se Adult Education (ADU), nel partecipano organizzazioni che si occupano della formazione degli adulti (18+), oppure Youth (YOU), se invece l’organizzazione proponente lavora prevalentemente con giovani e sviluppa attività di educazione non formale, partecipazione, cittadinanza, valorizzazione del territorio o competenze attraverso attività rivolte ai giovani.
19. Come faccio a scrivere un buon progetto? Esistono linee guida o consigli per candidare un progetto vincente?
No, purtroppo non esiste una guida step by step per compilare un progetto che sia “vincente”. Bisogna individuare il bisogno, descriverlo in virtù del risultato che si intende raggiungere, far capire cosa fa la propria organizzazione, e così via. Il consiglio è di non partire direttamente dal formulario! Il formulario dovrebbe arrivare dopo una fase di progettazione.
Prima occorre definire almeno:
- il bisogno;
- i destinatari;
- il cambiamento che si vuole ottenere;
- gli obiettivi;
- le attività;
- l’eventuale valore aggiunto europeo;
- i partner necessari;
- i risultati;
- gli indicatori con cui misurare ciò che è stato realizzato.
Solo successivamente questi elementi vengono trasferiti nelle diverse sezioni della candidatura.
Nel webinar abbiamo sintetizzato questo principio con una frase molto semplice: l’Europa non comincia da un formulario, ma da un bisogno e da una buona idea progettuale.
20. Qual è il consiglio principale per chi vuole iniziare oggi a lavorare su Erasmus+?
Non partire dal bando, dal budget o dalla destinazione. Partite dalla vostra organizzazione.
Chiedetevi:
Quale problema vorremmo risolvere?
Che cosa dovrebbe cambiare tra uno, due o tre anni?
Chi dovrebbe beneficiare di questo cambiamento?
Perché una dimensione europea può aiutarci a raggiungerlo?
Soltanto dopo ha senso scegliere se la risposta possa essere una mobilità, un job shadowing, un progetto con studenti, un’attività giovanile, un progetto di educazione degli adulti o un partenariato internazionale.
Erasmus+ comprende infatti azioni molto differenti nei settori dell’istruzione scolastica, VET, educazione degli adulti, università, gioventù e sport.
Il progetto migliore non è quello che inserisce più attività, più Paesi o più partecipanti, ma quello nel quale bisogni, obiettivi, attività e risultati raccontano tutti la stessa storia.
Avete altre domande su Erasmus+?
Le domande raccolte durante il webinar hanno confermato quanto il Programma Erasmus+ possa offrire opportunità molto diverse, ma anche quanto sia importante orientarsi correttamente prima di iniziare una candidatura.
Continueremo quindi a creare occasioni di informazione, formazione e confronto dedicate a scuole, associazioni ed enti interessati alla progettazione europea.
Chi desidera ricevere le slide del webinar “Erasmus+ senza confini” può richiederle scrivendo a:
La registrazione dell’incontro, invece, non verrà distribuita.
Scuole e organizzazioni interessate a valutare una possibile collaborazione con Edafos Europe possono inoltre richiedere una videocall conoscitiva, sempre attraverso erasmus@edafoseurope.com, indicando nella richiesta il proprio ente, l’esigenza o l’idea che si desidera approfondire e alcune date e fasce orarie preferibili.
Perché Erasmus+ può sembrare complesso quando lo si guarda tutto insieme. Ma, una volta individuata la porta giusta da cui entrare, può diventare uno strumento concreto per trasformare bisogni locali in opportunità europee.

