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Mobilità europea più equilibrata e inclusiva: il nuovo studio della Commissione UE

La mobilità per l’apprendimento rappresenta uno degli strumenti più importanti per costruire uno spazio europeo dell’istruzione realmente condiviso. Un nuovo studio della Commissione europea analizza però una questione ancora aperta: come garantire che le opportunità di studio e formazione all’estero siano distribuite in modo più equilibrato tra Paesi, territori e categorie di partecipanti?

La Commissione europea ha pubblicato il nuovo Study on balanced and inclusive learning mobility, una ricerca dedicata alla distribuzione della mobilità per l’apprendimento in Europa e alle possibili strategie per renderla, nei prossimi anni, più equilibrata, inclusiva e sostenibile. Lo studio, presentato il 3 settembre 2026 nell’ambito dello Spazio europeo dell’istruzione, rappresenta una delle prime analisi strutturate del tema a livello europeo.

Studiare, formarsi o svolgere un tirocinio in un altro Paese permette infatti di acquisire competenze linguistiche, professionali e interculturali, confrontarsi con sistemi educativi differenti e sviluppare una maggiore capacità di adattamento. Ma l’accesso a queste opportunità non è ancora uniforme.

Non basta aumentare il numero delle mobilità

Uno degli aspetti più interessanti emersi dallo studio riguarda proprio il significato di “mobilità equilibrata”.

Attualmente non esiste una definizione condivisa a livello europeo e nessuno dei Paesi analizzati ha formalmente definito cosa debba intendersi per equilibrio della mobilità, in particolare per quanto riguarda gli studenti che scelgono di conseguire un intero titolo di studio in un altro Paese. Questa mancanza rende anche più difficile confrontare i dati e valutare gli effetti dei flussi internazionali.

L’equilibrio, inoltre, non può essere misurato semplicemente confrontando il numero di studenti che entrano in un Paese con quello degli studenti che partono.

Secondo lo studio è necessario considerare anche come benefici e costi della mobilità vengono distribuiti tra studenti, università, sistemi educativi, territori e Stati membri. Un forte flusso di studenti verso determinate destinazioni può infatti produrre effetti molto differenti a seconda delle dimensioni del sistema universitario, delle condizioni economiche e sociali e delle caratteristiche del territorio.

La sfida europea diventa quindi non soltanto quella di favorire più mobilità, ma di costruire una mobilità capace di generare benefici più diffusi.

Tre dimensioni della mobilità

L’analisi prende in considerazione tre principali forme di mobilità.

La prima è la degree mobility, che riguarda chi sceglie di iscriversi e conseguire il proprio titolo di studio in un Paese diverso da quello in cui ha svolto il precedente percorso educativo.

La seconda è la credit mobility, ovvero i periodi temporanei di studio o tirocinio all’estero durante i quali lo studente rimane iscritto presso il proprio istituto di origine. È il modello maggiormente associato, ad esempio, alle esperienze Erasmus+.

La terza dimensione riguarda invece la mobilità inclusiva, cioè la capacità dei programmi europei di coinvolgere anche persone con minori opportunità e partecipanti che incontrano ostacoli economici, geografici, sociali, culturali, educativi o legati alla salute e alla disabilità.

Lo studio comprende un’analisi comparativa a livello europeo, 29 rapporti nazionali, alcuni casi studio e una valutazione prospettica dei possibili scenari della mobilità europea fino al 2030.

Rendere la mobilità davvero accessibile

L’inclusione rappresenta uno dei punti centrali del nuovo quadro europeo.

Ampliare il numero dei partecipanti non è sufficiente se determinate categorie continuano ad avere maggiori difficoltà ad accedere alle opportunità internazionali.

Tra gli ostacoli individuati negli studi europei sulla mobilità figurano, ad esempio, le difficoltà economiche, una conoscenza insufficiente delle opportunità disponibili, i problemi nel riconoscimento dei periodi formativi svolti all’estero e gli oneri amministrativi collegati alla partecipazione ai programmi.

Per questo motivo il concetto di inclusione non riguarda soltanto il finanziamento della mobilità. Significa anche costruire sistemi di accompagnamento, informazione, preparazione e riconoscimento in grado di permettere a studenti e partecipanti con condizioni di partenza differenti di vivere concretamente un’esperienza internazionale.

Gli obiettivi europei verso il 2030

Il nuovo studio si inserisce nel percorso avviato con la Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea “Europe on the Move”, adottata nel maggio 2024.

L’Europa si è posta obiettivi ambiziosi: entro il 2030 almeno il 23% dei laureati dell’istruzione superiore dovrebbe aver svolto un’esperienza di mobilità per l’apprendimento all’estero, mentre nel settore dell’istruzione e formazione professionale la quota di studenti VET coinvolti dovrebbe raggiungere almeno il 12%.

Sul fronte dell’inclusione, gli Stati membri puntano inoltre a raggiungere collettivamente una quota di almeno il 20% di persone con minori opportunità tra coloro che partecipano a esperienze di mobilità all’estero.

Si tratta di obiettivi che spostano progressivamente l’attenzione dalla semplice quantità delle mobilità alla loro qualità, accessibilità e capacità di raggiungere persone e territori differenti.

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